Il nuovo palcoscenico mondiale: una fusione tra Keynes ed i bitcoin

Le persone al giorno d’oggi hanno diversi punti di riferimento, chi un giocatore, chi un cantante, chi un politico. Un eroe per alcuni può essere considerato l’economista degli anni ’20 ideatore di molte teorie economiche con cui ha messo in discussione il principio del laizzes faire di Adam Smith. L’economista in questione è chiaramente Jonh Maynard Keynes. Per chi non comprendesse in pieno la caratura di questo illustre personaggio, basti dire che è grazie alle sue teorie, che ad oggi l’economia mondiale, con tutte le crisi che si sono succedute negli anni, non ha subito un tracollo recessivo senza fine.

Premesso ciò e vista l’attualità del personaggio, è di lui che si parlerà in questo articolo.

In particolare, di un suo saggio, tendenzialmente poco citato dagli esperti del settore: “Moneta Internazionale”.

Innanzitutto partiamo con la contestualizzazione del periodo. Ci troviamo a cavallo tra la seconda e terza fase della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale si sta delineando lo schieramento dei vincitori ai quali spetterà il compito di dover stipulare i termini della resa, e quindi di gettare le basi per la rinascita economica mondiale nel dopoguerra.

Data la forte esperienza dell’economista britannico, dovuta al suo importante contributo nella formazione del “New Deal” roosveltiano, fu proprio lui, l’incaricato dal governo britannico a stabilire quali potessero essere le basi della nuova economia mondiale.

Keynes, in forte contrasto con la creazione di accordi su cambi fissi, definiti in seguito a Bretton Woods, ideò un modello di scambi internazionali nel quale i paesi non potessero fare leva sulla loro forza contrattuale, considerando essa uno dei motivi generatrici delle crisi economiche.

Ora analizziamo sinteticamente questo modello in modo da poter rendere più chiara questa tematica.

Esso si basava sulla creazione di un mercato internazionale di caratura globale in cui tutti gli scambi non sarebbero dovuti avvenire tramite la valuta nazionale, o valuta di riferimento (Dollaro/Yuan), bensì attraverso una nuova unità di riferimento chiamata “Bankor”.

L’unicità di questa moneta è che si distacca completamente dalla definizione di valuta stessa.

Essa non avrebbe rappresentato un valore intrinseco metallico, cosa che in quegli anni era considerata impensabile, e non poteva vedere il suo valore modificato dalle diverse politiche monetarie, dato che era soltanto un valore cartaceo a definire la quota del commercio estero di ogni paese. Quindi un paese che aveva un credito commerciale nei confronti di un altro paese deteneva una quantità di “bankor” proporzionale alla quantità del credito.

La presenza di un istituto “super partes” era chiaramente necessaria affinché il tutto potesse essere gestito nel migliore dei modi.

Keynes pensò ad un istituto chiamato “Clearning Union”, una sorta di banca centrale, considerata mondiale, che detenesse tutti i conti dei vari stati. Questa gioca un ruolo fondamentale nel modello di moneta unica mondiale, visto che potrà accreditare/addebitare una determinata quota di moneta nel momento in cui si attua un’azione commerciale da un paese all’altro.

Anche se il modello non è intuitivo ad una prima lettura, gli aspetti fondamentali sono i seguenti: i Bankor non sostituiscono la moneta nazionale, ma diventano l’unica valuta con la quale i paesi attuano il commercio internazionale tra loro, e che lo stesso “Bankor” non è soggetto a fluttuazione, né a manovre speculative da parte di singoli agenti economici.

Il ruolo della “Clearing Union”, che non essendo legata a nessun interesse politico, deve soltanto tenere i diversi conti economici dei vari paesi, i quali per compensazione saranno uguali a 0, e garantire il buon esito delle transazioni.

Ad oggi nessun economista o politico ha provato ad attuare nella pratica questa teoria, si sono creati enti e valute che hanno similitudini con i concetti espressi da Keynes, ma niente che potesse riprodurre a pieno il modello descritto da quest’ultimo. Quindi per il successo di questa teoria, ci sarebbe bisogno di una valuta che sia facile da scambiare e di larga diffusione, ma che non abbia nessuna bandiera di riferimento e che quindi sia libera da qualsiasi legame di stato. Nel contesto odierno l’unica moneta che ha queste caratteristiche è il Bitcoin.

Esso rappresenta la principale criptovaluta al mondo, creata da alcuni ingegneri informatici subito dopo la crisi dei mutui SubPrime, avvenuta nel 2008, quasi come moto di protesta contro gli stati che hanno portato allo scoppio della stessa. Da qualche anno a questa parte stanno raggiungendo prezzi spropositati e sembrerebbe che il loro trend espansivo difficilmente possa fermarsi nel breve periodo.

C’è molta perplessità intorno a questa “bolla” dei bitcoin, difatti molti economisti ancora non hanno saputo dare una vera motivazione per il loro prezzo così irrisorio, ma vuoi perché è sfruttato per finanziare la parte illecita di internet, vuoi perché è una valuta di facile emissione, essa è diventata una realtà importante che sta influenzando inevitabilmente il nostro mercato.

Ora la domanda è la seguente: E se il “bitcoin”, o qualsiasi altra criptovaluta, potesse assumere il ruolo del “bankor” idealizzato da Keynes?.

Questa potrebbe essere molto più reale di una semplice speculazione economica.

Ci sarebbe la possibilità di creare un nuovo modello, unendo le idee keynesiane di moneta unica con la criptovaluta più scambiata al mondo, che rivoluzionerebbe il nostro concetto di economia mondiale.

Il modello che si potrebbe prospettare è di base quello ipotizzato da Keynes nel suo saggio, ma con qualche fondamentale modifica: la “Clearning Union” avrebbe il ruolo di banca centrale, continuando ad essere super partes, ma dovrebbe estendere la propria giurisdizione non solo sui mercati internazionali, ma su tutto il mercato, facendo diventare il bitcoin, “ex Bankor”, la moneta unica di qualsiasi scambio; portando di fatto quest’ultima ad eliminare le valute nazionali, e diventare La valuta per eccellenza nelle transazioni quotidiane.

Per molti, la moneta unica mondiale è soltanto una semplice utopia, poco realizzabile per i vari interessi che hanno le Banche Centrali e gli stati leader.

Il futuro però potrebbe dirci qualcos’altro: in un mondo in continuo mutamento, dove la preferenza per il cartaceo viene surclassata dalla moneta elettronica, viene richiesta dagli agenti economici più semplicità e più velocita di acquisizione nei mercati esteri; l’unica soluzione possibile a queste problematiche odierne è la formazione di una moneta unica mondiale.

Il Team BizPlace

Vuoi sapere di più sulle teorie economiche?