Startup innovative: il divario tra Nord e Sud Italia oggi

Il numero delle startup innovative in Italia cresce significativamente, ed in questo proliferare di iniziative imprenditoriali anche il Sud della penisola riesce a ritagliarsi il proprio spazio. Tuttavia, ad oggi, il quadro della situazione mostra due scenari ben differenti tra il Nord ed il Mezzogiorno. Ma partiamo dal principio.

Analizzando i dati del MISE (Ministero dello sviluppo economico), i numeri registrano un palese aumento della natalità di startup innovative su tutto il territorio nazionale.

Prendendo in considerazione l’ultimo triennio (primo trimestre 2016 – primo trimestre 2019), è facile notare come il numero di imprese di stampo innovativo abbia avuto una crescita non esigua, superando quota 10 000.

Per essere precisi, si è passati da 5 439 business di inizio 2016 a 10 075 di inizio anno. Al 13 maggio 2019, il MISE conta 10 239 startup innovative sul territorio nazionale.

Trattandosi di numeri legati ad un singolo ambito e che non tengono conto di diversi fattori strettamente correlati (vedi la mortalità), viene da sé che tutte le osservazioni siano fatte per avere un’idea di massima su un quadro ben più ampio.

Partendo da questo presupposto, la classifica nazionale ci dice che tra le prime 5 regioni italiane per numero di startup innovative, 3 sono settentrionali.

La Lombardia detiene il primato assoluto. Seguono Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Campania (prima regione meridionale).

Dal 2016 ad oggi, però, grandi passi in avanti sono stati fatti dalle regioni del Sud: molte province hanno cominciato ad intraprendere seriamente un percorso di sviluppo imprenditoriale. Città come Salerno, Palermo, Caserta e Catania compaiono tra le prime 20 province per numero di startup innovative. Ancor di più, Napoli e Bari assumono una presenza rilevante rispettivamente con 360 e 197 nuove realtà, a dispetto del 2016 in cui nel capoluogo campano vi erano 172 startup innovative ed in quello pugliese 107.

Dunque, il numero delle iniziative è ovviamente in crescita, ma sussiste ancora un netto divario, frutto di diverse e complesse problematiche, che in parte si traduce in questi numeri: i 2267 business innovativi presenti al sud (+1142 in 3 anni) rappresentano il 22% sul totale nazionale. Solo la Lombardia ne ha il 25%. Il Nord Italia sfiora il 55%.

Qual è il problema principale? I Giovani. Scontato, ma vero.

Quasi il 43% delle suddette realtà presenta almeno un socio under 35, e troppi under 35 sono costretti ad emigrare verso un contesto più fertile, che permetta di concretizzare le proprie potenzialità.

Non è un caso, infatti, che dall’inizio del Millennio più di 2 milioni di persone siano emigrate al Nord, e di queste metà sono giovani.

In tal senso, oltre ad un bisogno di maggior qualità della vita (che si declina principalmente in qualità dei servizi al cittadino e protezione sociale), i giovani necessitano di una formazione che risponda alle proprie aspettative e che gli permetta di integrarsi in un tessuto socio-economico più sviluppato.

Secondo il Sole 24 Ore, il Sud detiene un record per nulla invidiabile: il 23% dei giovani laureati residenti sono emigrati. Questo dato è forse l’emblema del divario di cui sopra, che si traduce in un costante sviluppo del Nord Italia, forte di una maggior proprietà intellettuale ricca di valore. Da questa, conseguentemente, derivano ricerca e innovazione, nascita di nuove imprese, investimenti e lavoro.

Il fatto che anno dopo anno nascano sempre più imprese innovative nel Sud Italia è sicuramente un dato confortante e fa ben sperare. Nonostante ciò, la spaccatura tra un territorio trainante ed uno che arranca resta consistente. I giovani che vanno via aumentano sempre di più, e questo contribuisce a fortificare il fenomeno. È un circolo vizioso. Un cane che si morde la coda.

Ma come biasimarli. Chiunque compia una scelta importante va apprezzato e rispettato.

Chi lascia casa, per un futuro migliore.

Chi resta a casa, per un futuro migliore.

Il Team BizPlace

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